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Riccardo Gioja

Ponendosi di fronte alle marine di Gilberto Piccinini, vien da chiedersi se sia il mare il contenitore o se al contrario rappresenti il contenuto di qualcos'altro. E' il mare a contenere l'energia della natura altera oppure è lo spazio misterico a contenere il liquido amniotico della dea madre?! Questa domanda retorica può racchiudersi in sintesi la personale interpretazione del Realismo Magico di cui si fa carico Gilberto Piccinini.
Un artista dai silenzi infranti, che rievoca l'origine della vita, ma anche della sua naturale decadenza. Un artista dalle geometrie implicite, che sa distogliere lo sguardo di matrice pittorica per spostare l'attenzione verso il senso dell'ascolto inatteso.
Nelle sue marine, l'infrangersi cristallizzato ed immoto delle onde si prolunga nel segno pittorico, mentre il fragore sottinteso si disperde, come in un eco senza fine, sul piano sdrucciolo dele emozioni.
"El mar es un antiguo lenguaje que yo no alcanzo a decifrar", diceva Borges, il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare. Ma come il mare unisce i paesi che separa, allo stesso modo la sua rappresentazione pittorica ci aiuta a comprendere meglio tutto quel che è sotteso fra la vita e la poetica del risveglio.
Per comprendere quindi appieno la pittura di Piccinini, bisogna saper lasciare libera la mente di cogliere la metempsicosi delle idee e delle emozioni che nutre la simbologia dell'archetipo collettivo.

di Riccardo Gioja