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Manrico Testi

La magica fascinazione dei paesaggi marini di
GILBERTO PICCININI

"Il mare è avvolto nel mistero" - Joseph Conrad * (Da "Cuore di tenebra")

Alcuni decenni or sono Walter Benjamin, nel suo celebre saggio: "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica", vaticinava la crisi della pittura paesaggistica e figurativa in genere sotto la spinta trionfante e inarrestabile della fotografia d'arte.
Ebbene, oggi possiamo affermare, a pieno titolo, che le sue previsioni non si sono avverate perchè, dopo e accanto a molteplici tentativi ed esperienze di deformazione o addirittura di rifiuto del reale, si sta verificando un graduale, inarrestabile rivalutazione delle rappresentazioni figurali. E questo perchè gli artisti più genuini e intensi di oggi come Gilberto Piccinini hanno acquisito la consapevolezza della potenza evocativa, suggestiva di una loro sentita, personale, vibrante ricreazione soggettiva, allusiva, simbolica della realtà rappresentata, anche grazie ai significativi, importanti apporti della pittura moderna e contemporanea, introiettati spesso inconsapevolmente.
Piccinini abita e opera a Milano, ma ha nel cuore e nell'anima, da sempre, ancestralmente, il richiamo malioso, arcano, inarrestabile del mare.
E il mare è protagonista assoluto dei suoi quadri: ne avverti subito il suo segreto, intrinseco, inestricabile misterioso fascino, il suo olezzo salmastroso, la sua voce, ben espressi da Jorge Luis Borges: "Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare", quando montalianamente "tra gli scogli parlotta la maretta" fino a farci affermare, sempre con Eugenio Montale: "sono ubriacato dalla voce/ch'esce dalle tue bocche, quando si schiudono".
Potenza evocativa di una rappresentazione intimamente partecipata!
Pochi pittori, artisti contemporanei, italiani e non, riescono, come Piccinini, a dar voce, palpiti, anima al mare, renderne magicamente il suo eterno fluire, la sua forza effusiva, la sua eterna vitalità, la sua poesia, le sue arcane melodie, il suo fascino romantico, quasi fosse una creatura palpitante.
Il tutto reso con la sua inconfondibile "sinfonia in blu" intessuta di accordi cromatici oscillanti dai toni più chiari a quelli più scuri, con i notturni al chiar di luna che evocano arcane melodie musicali, con le mirabili rappresentazioni di onde impetuose e avvolgenti, che vanno a frangersi fra mille spruzzi sugli scogli o che si accavallano, si rincorrono, si scontrano in un eterno fluire che è simbolo di vita e di perpetuo dinamismo. Il tutto in una danza chiaroscurale, con le creste illuminate da una luce radente, tenera, vibrante, metafisica e i gorghi più cupi, oscuri, misteriosi, in un eterno alternarsi di luci e ombre, proiezione simbolica di aneliti spirituali e di insondabili oscurità dell'inconscio.
Ne sgorgano opere che sono sogno e aspirazioni del cuore, diario intimo e rappresentazione visiva del proprio insopprimibile bisogno ora di tenerezza e di romanticismo cullati da un dolce "notturno" chopiniano, allorchè alla soffice luce della leopardiana "silenziosa" e "graziosa" luna, montalianamente "lameggia nella chiaria la vasta distesa" e "una carezza disfiora/ la linea del mare e lo scompiglia", ora di fremente abbandono a passioni travolgenti tra intensi aneliti di libertà, in sintonia con Charle Baudelaire; "Uomo libero, sempre avrai caro il mare".

di Manrico Testi